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CARNEVALE A RONCIGLIONE

Lazio - Ronciglione (VT)

[DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018] Carnevale di Ronciglione e Palazzo Farnese di Caprarola - Visita Guidata + pranzo in ristorante + trasporto in Pullman GT

Prezzo Acconto
Adulti: 50 € 0 €
Bambini ( da 0 a 6 anni ): 0 € 0 €
Bambini ( da 6 a 12 anni ): 40 € 15 €
Partenza da:  
TOTALE  

  CARNEVALE DI RONCIGLIONE 2018
e PALAZZO FARNESE A CAPRAROLA
Bambini DA 0 a 5 anni GRATIS

Programma

Domenica 11 Febbraio 2018
Partenza da Formia (Porto Levante) ore 07:00 per Caprarola. Arrivo ore 10:30 circa e ingresso con guida al Palazzo Farnese. Al termine della visita partenza per Ronciglione (distante circa 7 km), per assistere alla sfilata del Carnevale, uno dei più antichi del centro Italia, considerato tra i 10 più belli d’Italia, che risale al Carnevale romano rinascimentale e barocco. Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio, ore 15.30 circa ci sarà la parata degli Ussari (cavalcata degli Ussari vestiti con i costumi d’epoca, fine ‘700 che attraversano in groppa a maestosi destrieri le vie del paese. Alle 16.00 prenderà il via la grande sfilata dei carri allegorici del carnevale ronciglionese con il “Corso di gala” fino a sera.
Ore 18:30 partenza per il rientro a Formia.

La quota comprende

Trasferimento in bus GT
Guida turistica e biglietto di ingresso al Palazzo Farnese
Pranzo in ristorante
Accompagnatore / mance
 
* Possibili partenze da: Caserta (Viale Mattei), Formia, Cassino (Area Varlese), Frosinone, Roma (uscita metro Anagnina)

Carnevale Di Ronciglione

Il Carnevale di Ronciglione è una manifestazione che si svolge durante il periodo del carnevale a Ronciglione (VT) ed è considerato tra i 10 carnevali più belli d'Italia.Nasce dalla derivazione del carnevale romano rinascimentale e barocco ed esistono documenti ufficiali che ne attestano l'esistenza da oltre 130 anni.La manifestazione presenta diversi spettacoli legate alla storia del paese: dalle cavalcate degli Ussari alla corsa dei Berberi, dai "Nasi Rossi" al "Corso di Gala".Simbolo del carnevale di Ronciglione, sono le corse dette "dei Barberi", che si svolgono tra cavalli non montati da un fantino, come quelle che in passato si svolgevano a Roma, lungo via del Corso, e a Siena, lungo via di Città, oggi scomparse.Le origini di questa tradizione risalgono ai tempi di Papa Paolo III Farnese (1465).La città è divisa in 9 scuderie (contrade) con colori e drappi diversi, che si contendono il "Palio della Manna".Un gruppo di cavalieri, vestiti con costumi del XIX secolo si lanciano in una cavalcata per le vie del paese, che rievoca il periodo del dominio francese. La leggenda narra infatti che un capitano degli ussari francesi, di stanza a Ronciglione in difesa dello Stato Pontificio, innamoratosi di una bella dama, per pavoneggiarsi davanti ai suoi occhi sfilò più volte alla testa dei suoi dragoni, dando così origine alla tradizione.

Palazzo Farnese di Caprarola

Il Palazzo Farnese (o Villa Farnese) si trova a Caprarola in provincia di Viterbo nel Lazio. È uno dei migliori esempi di dimora di epoca Manierista. Fu costruito per la famiglia Farnese. Di proprietà della Repubblica Italiana, dal 2014 è gestito dal Polo museale del Lazio.Il palazzo fu una delle molte dimore signorili costruite dai Farnese nei propri domini. Inizialmente doveva avere caratteristiche difensive come era comune nelle dimore signorili del territorio laziale tra XV e XVI secolo. Il progetto per una residenza fortificata venne inizialmente affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane dal cardinale Alessandro Farnese il Vecchio. I lavori iniziarono nel 1530, ma furono sospesi nel 1546 a causa della morte del Sangallo. Il cardinale Alessandro il Giovane, insediatosi a sua volta a Caprarola, volle riprendere il progetto del nonno, così, nel 1547, affidò il cantiere al Vignola, ma i lavori ripresero solo nel 1559. Il Vignola modificò radicalmente il progetto originale: la costruzione, pur mantenendo la pianta pentagonale dell'originaria fortificazione, venne trasformata in un imponente palazzo rinascimentale, che divenne poi la residenza estiva del cardinale e della sua corte. Al posto dei bastioni d'angolo l'architetto inserì delle ampie terrazze aperte sulla campagna circostante, mentre al centro della residenza fu realizzato un cortile circolare a due piani, con il superiore leggermente arretrato. Vignola fece tagliare la collina con scalinate in modo da isolare il palazzo e, allo stesso tempo, integrarlo armoniosamente col territorio circostante; inoltre fu aperta una strada rettilinea nel centro del paesino sottostante, così da collegare visivamente il palazzo alla cittadina ed esaltarne la posizione dominante su tutto l'abitato.All'interno della sontuosa dimora lavorarono i migliori pittori e architetti dell'epoca. I temi degli affreschi furono ispirati dal letterato Annibal Caro e realizzati da Taddeo Zuccari, poi sostituito, alla sua morte (1566), dal fratello Federico Zuccari, da Onofrio Panvinio e da Fulvio Orsini.Alla villa sono annessi gli "Orti farnesiani" (con lo stesso nome dei giardini della famiglia sul colle Palatino a Roma), uno splendido esempio di giardino tardo-rinascimentale, realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti alle spalle della villa, arroccati sul colle dal quale s'erge la costruzione e collegati dal Vignola con la residenza attraverso dei ponti. I lavori per il giardino furono iniziati nel 1565 da Giacomo Del Duca, utilizzando per i terrazzamenti la terra di scarico delle fondazioni della chiesa del Gesù a Roma, e si conclusero solo nel 1630, sotto la direzione di Girolamo Rainaldi. La piccola costruzione che si trova all'interno dei giardini è stata scelta da Luigi Einaudi come residenza estiva nel settennio della sua Presidenza della Repubblica (1948-1955).Il palazzo invece fu terminato due anni dopo la morte del Vignola.Dall'alto si può ammirare la sua forma a pentagono con cortile circolare al centro. Questo cortile era in pendenza verso il centro, dove all'interno di esso era situata una "bocca della verità" che raccoglieva tutta l'acqua piovana che veniva usata per ogni bene di uso quotidiano (lavarsi, cucinare ecc..) Il palazzo viene inquadrato dalla strada che si allarga nella piazza antistante la facciata principale (dove è posto l'ingresso). Originariamente tutt'intorno era circondato da un fossato.I vari ambienti sono suddivisi secondo uno schema ben preciso e moderno:la zona estiva a nord-est situata dove non batteva il sole e la zona invernale a sud-ovest situata dove batteva il sole.Le zone della servitù erano separate dalla zona del cardinale e vennero addirittura ricavate dallo spessore dei muri. Annesse alle stanze della servitù erano le cucine ed i magazzini. In questa zona era alloggiata la scala del cartoccio, una rampa di forma elicoidale che permetteva di far scendere, mediante una guida scolpita nel corrimano, un cartoccio di carta, con all'interno sabbia o sassolini, in modo da far giungere velocemente ai piani inferiori messaggi riservati.Il piano rialzato viene chiamato Piano dei Prelati. Vi si accede sia dalla scalinata esterna che dall'interna. In questo piano vi sono le stanze affrescate da Taddeo Zuccari, le stanze delle stagioni del Vignola e la stanza delle guardie.Il cortile, raggiungibile da questi ambienti, è di forma circolare e realizzato dallo stesso Vignola. Esso è composto da due porticati sovrapposti, con volte affrescate da Antonio Tempesta.Il Vignola fu pure autore degli affreschi della scala interna (la Scala Regia). Questa ruota intorno a 30 colonne di peperino, attraverso le quali, secondo la leggenda, il cardinale vi passava a cavallo per raggiungere il piano nobile.Sopra il piano rialzato si trova il piano nobile, la cui zona estiva fu affrescata da Taddeo Zuccari, mentre l'invernale fu dipinta da Jacopo Zanguidi (detto il Bertoja), da Raffaellino da Reggio e Giovanni de Vecchi. Qui sono collocate la camera da letto del cardinale, detta Camera dell'Aurora, e la camera delle celebrità, detta Stanza dei Fasti Farnesiani, con gli affreschi che riassumono la vita dei Farnese. Oltre è posta l'Anticamera del Concilio, che prende il nome dall'affresco del Concilio di Trento; nella stessa stanza vi è un affresco di Paolo III. Successivamente si apre la Sala di Ercole, che prende anch'essa il nome dagli affreschi presenti.Una delle stanze più rappresentative del palazzo è la Stanza delle Geografiche o del Mappamondo, la quale prende il nome dagli affreschi di Giovanni Antonio da Varese. Il quarto e quinto piano erano assegnati agli staffieri ed ai cavalieri.

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